Welfare aziendale: cos’è?

Con “welfare aziendale” viene in genere indicato tutto l’insieme di iniziative organizzate da un’azienda aventi come fine principale il mettere i dipendenti nelle condizioni di poter lavorare al massimo delle loro possibilità. Perché è importante che i dipendenti lavorino al massimo delle proprie possibilità? E da cosa dipende che lo facciano?

Le iniziative di welfare aziendale sono perciò a vantaggio non solo del dipendente, ma anche dell’azienda, che, conferendo ancora più importanza e valore alla propria risorsa umana, investe su di essa al fine di ottenere un progresso della produttività e un miglioramento del “clima” dell’ambiente di lavoro.

Curare il benessere  dei propri collaboratori è, d’altra parte, sempre più spesso percepito anche dalle aziende come un fattore determinante per un business sano e in crescita: il welfare in azienda rappresenta oggi uno dei principali strumenti a disposizione del mondo HR per favorire la conciliazione vita lavorativa – vita privata dei dipendenti, nonché un mezzo tramite il quale aumentarne il potere d’acquisto e, attraverso il miglioramento del clima sul posto di lavoro, favorire anche la diminuzione di turnover e assenteismo.

Ma quali sono i principali benefit offerti dal mondo delle aziende?

Ecco degli esempi di welfare aziendale:

  1. Babysitting: alcune aziende italiane riescono a stanziare circa 600 euro per sei mesi per le dipendenti neo mamme che hanno bisogno di baby sitter per accudire i propri figli.
  2. Asili nido: le donne in gravidanza, infatti, sono indubbiamente ancora oggi la categoria di dipendenti che ha bisogno di maggiori tutele.
  3. Orari flessibili: nelle aziende all’avanguardia spesso il personale ha un ampio margine di libertà nell’organizzare i propri orari, in linea con i principi dello smart working.
  4. Assistenza salutare: check-up gratuiti una volta all’anno o contributi per pagare una badante a chi ha dei genitori anziani e bisognosi di cure.
  5. Mobilità: Anche il sostegno alla mobilità è entrato a pieno titolo in diversi sistemi di welfare aziendale, con contributi per il pagamento dei mezzi pubblici o con i classici pulmini-navetta per raggiungere la sede dell’impresa.

Fino a poco tempo fa, salvo alcune esperienze da parte di alcuni illuminati imprenditori, in Italia il welfare aziendale sembrava unicamente identificabile con un aumento in busta paga, mentre i “benefit” (come ad esempio piani di risparmio integrativo, palestra, aiuti alla conciliazione vita/lavoro) erano guardati come una prerogativa delle grandi multinazionali d’oltreoceano.

Ora, per una serie di ragioni, si sta diffondendo anche fra le piccole e medie imprese italiane l’idea secondo cui sia più conveniente, da parte dell’azienda, per creare un rapporto di maggiore reciprocità, aiutare la vita dei lavoratori in modo più concreto del semplice aumento, prendendo anche in considerazione il fatto che la soddisfazione sul lavoro dipende da molti e variegati fattori.

Condividi la tua opinione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *